Day 539

La Vida Tombola

Ieri sera ti ho visto in campo, a 55 anni, ed ho avuto una specie di fitta al cuore.
Si perché vedi non sono riuscito a vederti giocare, ma ti ho vissuto a ritroso.
Quando ormai eri già un ex giocatore e a dirsela tutta non te la passavi neanche bene.
Ti ho vissuto in maniera contraddittoria, come fanno tutti, facendo quella ridicola scissione tra il calciatore e l’uomo.
Ho cominciato a conoscerti che te la prendevi con tutti. Tutti. Dalla FIFA e tutti i suoi presidenti, a tirare giù.
Metà delle volte criticandoti, l’altra metà offendendoti, ma sempre a bassa voce, senza sventolarlo troppo ai 4 venti con la speranza che tu realmente non potessi sentirmi, perché gli altri, quelli che ti hanno visto giocare, dicevano che tu sei la leggenda di uno sport, il MIO sport. E metti che mi fossi sbagliato su di te, immagina che figura ci avrei fatto.
Ho cominciato a conoscerti quando, davanti alla televisione, durante il primo mondiale vissuto da bambino di neanche 10 anni più o meno cosciente e più o meno consapevole di quello che stava vedendo, la polizia ti stava scortando fuori dal campo e mi hai fatto pensare:”e quello è il più grande di sempre?”
Poi cresco e inizio a giocare a calcio in maniera sempre più seria, più agonistica e ogni volta che facevo qualcosa di bello, o più facilmente qualcosa di straordinariamente catastrofico, il paragone era sempre con te, sia in negativo che in positivo. Al contrario in televisione durante le partite di calcio, quando qualche nuovo talento usciva, il paragone non era mai con te. Era con Van Basten, era con Platini, era con ogni mostro sacro del decennio o ventennio passato, addirittura anche con George Best, ma mai con te. Non ho mai sentito nessuno paragonare un calciatore a te e ne sono passati tanti.
Così arrivo intorno ai 16 anni, siamo già nel nuovo millennio e internet apre le porte a ogni tipo di file multimediale conosciuto. Oltre che a ogni tipo di informazione.
E allora ti vai a leggere la storia di quello che gli altri definiscono “il più grande di sempre”.
Ti vai a vedere quello che ha fatto e quando l’ha fatto. E vedi cose che anche solo descriverle è impossibile. E t’innamori.
T’innamori dei gol fatti con l’Inghilterra nel 1986. Entrambi, anche quello di mano, perché chiunque abbia fatto uno sport di squadra, sa che se si fosse trovato al suo posto avrebbe fatto lo stesso. Non mi piace chi fa il furbo in campo, ma la malizia fa parte del gioco e chi non lo capisce non ha mai praticato uno sport in maniera vincente.
T’innamori di quei gol fatti al volo da qualunque posizione del campo che va dal limite dell’area al calcio d’inizio, tre palleggi e tiro in porta.
T’innamori dello sguardo impotente di un portiere, che arrabbiarsi neanche vale la pena.
T’innamori di un dribbling secco e di un pallonetto fatto con la maglia del Boca jr. e del Barcelona.
T’innamori dell’inutilità di ogni difensore, che fosse da solo o a difesa schierata, di fronte ad un altro atleta che giocava con un piede solo, ma che nonostante questo era comunque superiore in quanto a talento, conoscenza del gioco e intuizione.
A volte mi sono chiesto come mai tu abbia usato un piede soltanto nella tua carriera, poi ho capito che forse è stato meglio così, pensa se tu avessi imparato a usarli entrambi che noia sarebbe stata.
E infine t’innamori ,e li lo fai perdutamente, quando vedi il gol alla Juventus, durante una punizione da dentro l’area di rigore.
E proprio quando pensi che non puoi innamorarti di più, trovi anche i video di quando eri bambino, di quando palleggiavi con un’arancia montando le scale di casa.

Sei una leggenda e ora ho capito perché.

Ho capito perché scindere l’uomo dal calciatore è semplicemente ridicolo. Hai vissuto sotto una pressione mediatica e popolare che nessuno prima di te ha mai avuto. E forse neanche dopo. Giocavi quando stavi bene ed eri superiore a tutti. Ti hanno obbligato a giocare quando stavi male ed eri comunque superiore a tutti.
Sei diventato un Dio nella città dei santi.
Sei diventato un Dio nel tuo Paese anch’esso religioso e devoto oltremisura.
Dove in entrambi i casi, la gente del luogo, vive di calcio in un moto costante e continuo di passione, sangue e cuore.

Ma si sono scordati, davanti al tuo talento, che un Dio non sei. Che non sei immortale e che anche te hai i tuoi punti deboli. I nostri sono chiusi nelle nostre stanze, i tuoi erano in piazza, alla mercé di tutti.
Abbiamo come idoli: Jimy Hendrix, Elvis, Jim Morrison, Michael Jackson, Janis Joplin, persone che hanno fatto degli eccessi il loro stile di vita e quando parliamo di musica non possiamo anche solo pensare a qualcosa di equiparabile a loro e poco importa se in vita erano un pessimo esempio per tutti. Con te però non ha funzionato così. Chissà perché. Con te si continua a fare le pulci all’uomo, come se fosse stato l’uomo a rendere famoso il calciatore e non viceversa.

Non importa cosa ti diranno in futuro, e forse non importa neanche a te, so solamente che quando provo a palleggiare con un pallone spero sempre un giorno di arrivare ad accarezzarlo come solo tu sei stato in grado di fare. Continuerai a dire la tua, a esprimerti dicendo quello che pensi come tutti, a volte dicendo qualche verità a volte qualche sfondone, perché alla fine sei un uomo. Un uomo che giocava dannatamente bene, ma un uomo.
Rimarrai sempre il grande rimpianto, di colui che è nato appena 10 anni dopo e che non è riuscito ad apprezzare la tua grandezza in diretta. Ma che alla fine ti è grato per ciò che hai trasmesso al mio sport.
Perché la Vita è una Tombola Diego e tu questo lo sai bene..
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