Day 519

Colpa delle stelle?

Oggi leggo la notizia della scomparsa di Katie Prager. Che segue di qualche giorno quella di Dalton Prager. Il marito.
La loro storia è particolare e, se devo riassumerla in poche righe, come è giusto che sia parlando di due persone che non si conoscono, è qualcosa a metà tra l’amore, il destino e l’incoscienza.

L’amore:

perché i due si conoscono su facebook, parlano, si conoscono e si affezionano l’uno all’altra forse per i propri interessi, forse perché sono due caratteri simili o complementari, ma anche e soprattutto (a parer mio) perché entrambi lottano una loro battaglia, contro il nemico comune, dalla stessa parte della barricata. Il nemico comune ha un nome e un cognome: Fibrosi Cistica.
Sembra banale che due che hanno la stessa patologia abbiano, quantomeno, la scontatezza di trovarsi a lottare contro di questa nello stesso modo, dalla stessa parte. Non è così. Le interpretazioni e gli atteggiamenti mentali nei confronti di un ostacolo sono diversi per chiunque, in qualunque momento del giorno e della vita, in generale.

Il destino:

perché è difficile innamorarsi. E’ difficile per chiunque che sia malato, sano, folle, genio, stupido, bello, intelligente, stupido o riprovevole.
Ed è ancora più difficile quando ti senti in ritardo nei confronti della vita, quando il tuo senso di giustizia è minacciato dalla tua salute, quando la paura a volte avrebbe più senso di un’inspiegabile apparente tranquillità.
Eppure a loro è capitato. Nonostante la distanza, nonostante le paure, nonostante ogni cosa nell’universo provasse a spiegar loro che “quel matrimonio non s’ha da fare”. E loro come due moderni Renzo e Lucia hanno deciso che gli unici che potevano essere padroni delle loro scelte, potessero essere loro due e soltanto loro due.
Probabilmente fossero nati in un momento storico diverso avrebbero avuto maggiori difficoltà di incontrarsi, ma se c’è una cosa che una canzone come Samarcanda ci insegna, quando il destino ha deciso che quel giorno tocca a te, tocca a te. Che sia una cosa piacevole, che sia spiacevole o che sia una la maschera dell’altra. Semplicemente devi accettarlo e una cosa che loro hanno saputo fare è stato proprio questo.

L’incoscienza:

perché chi ha questa malattia lo sa. A volte ti senti privato delle cose più banali, a volte ti senti stanco senza motivo, a volte vorresti solo un attimo di pace, buttare fuori tutta l’aria e poi respirare a pieni polmoni. Non chiedi altro. Ma sai anche che non puoi. Allora cerchi una rivincita nelle cose di tutti i giorni, cerchi di dimostrare a te stesso che non sei da meno degli altri, che non vali di meno, anche quando nessuno te lo chiede. Perché l’autostima è minata, la sensazione di sfiducia è dietro l’angolo e quando puoi, che riesci a vincere o anche solo a pareggiare, in una piccola piccolissima cosa della giornata, avresti solo voglia di dire: “stavolta non hai vinto, allora chi è il più forte?”
Ma proprio perché sei in questa costante situazione di “inferiorità numerica”, per prendere una citazione sportiva, che sai che non ti puoi permettere di prenderti troppe libertà, che la tua missione a volte è solamente cercare un percorso alternativo per raggiungere la tua meta di normalità, il tuo risultato più grande. E purtroppo non è semplice. E purtroppo devi fare sacrifici e privarti a volte anche delle cose più belle, per cercarle in altre forme, in altre emozioni, in altre persone.
Purtroppo innamorarsi e voler vivere a contatto con una persona che ha il tuo stesso problema patologico, la cui vicinanza l’uno all’altra, soprattutto in fase intima, è anche il suo pericolo più grande, quello non credo sia più coraggio. Credo che il coraggio abbia lasciato il passo all’incoscienza.
Credo che a volte caricare a testa bassa sia un errore. A volte il senso di tutto questo è fare un passo indietro. Rinunciare a una cosa bella per cercarne una che è forse più bella, ma sicuramente diversa e meno sofferente per te o per la persona che ami, come in questo caso.
E’ con la morte nel cuore che penso anche che questa scelta sia stata un errore per 4 persone. Perché chi riceve un organo ha la possibilità di avere un altro giro di roulette e se questo vi sembra poco, chiedetelo a quelli che questa possibilità non l’hanno avuta. Ma l’hanno concessa ad altri. Un sacrificio che puoi solo onorare, ma che rischi a volte di cestinarlo, per l’inconsapevolezza o proprio incoscienza di una scelta che ha più aspetti negativi che positivi.
Nessuno ha il diritto di giudicarli, hanno scelto e pagato per le scelte che hanno fatto e hanno lasciato al mondo una bella storia d’amore, forse più utile per un film o per un libro, per far innamorare della vita un adolescente che comincia a conoscere il mondo o un adulto che ha smarrito il senso del voler bene alla vita. Ma non utile per loro stessi, non utile per chi ha fatto loro un dono. Però ripeto, la scelta che hanno fatto l’hanno pagata in prima persona. Adesso riposate in pace. E insieme.

P.S.
Ho letto, su giornali nazionali e blog, che questi ragazzi sono morti per la fibrosi cistica e dare una descrizione sommaria di cosa sia questa patologia.
Capisco le esigenze di pubblicazione, capisco le esigenze di redazione e il bisogno di dare alcune notizie perché i clickbait sono utili per le pubblicità, ma ci sono persone che in questa realtà ci vivono e ciò che è stato scritto è una mezza verità, scritta in maniera anche sensazionalistico e romantico, ma non completamente vero.
Sarebbe come dire che Ayrton Senna è morto per la velocità, che Freddy Mercury è morto perché gay o che Amy Winehouse è morta perché beveva. Non c’è niente di falso. E’ solo tutto sbagliato.colpa-delle-stelle-locandina

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