Day 513

SocialBestie

Siamo bestie da social network. Cioè in generale siamo bestie, incapaci il più delle volte di rapportarsi civilmente, nella vita di tutti i giorni, con le persone. Siamo scostanti, presuntuosi, egoisti. Siamo gentili, se ci torna comodo, ma riflettendoci ”a me quello li sta sui coglioni”.
Con l’avvento dei social si è sviluppato poi quel meccanismo, che rende una bestia ancora più stronza. Si è sviluppato l’anonimato. Anzi, neanche l’anonimato, l’invisibilità. Tu sei li perché magari, se sei tra i più coraggiosi, sei presente con nome e cognome, ma in realtà non ci sei. E cosa c’è di più bello di una bestia, incapace di provare la benché minima sensibilità verso chicchessia, di poter sputare giudizi senza incorrere nelle conseguenze?

Ci permettiamo di giudicare, ma non vogliamo essere giudicati. E per questo siamo ipocriti.

Siamo ipocriti quando siamo fascisti, perché offendiamo il ”negro” sempre alle spalle e mai in faccia.
Siamo ipocriti perché io non sono omofobo, perché ho tanti amici gay e pensate: ci parlo pure. Però se cortesemente andate da un’altra parte a baciarvi…..senza rancore eh.
Siamo ipocriti perché siamo cinici e spietati e non abbiamo paura di esprimere un concetto, perché innanzitutto non ha conseguenze e poi perché fa ”figo” fare gli anticonformisti ad esempio sulla morte, non rendendosi conto che siamo la parte più becera e mediocre del conformismo.
Siamo ipocriti perché questa settimana sono successi due fatti di cronaca nera, uno importante, uno di riflessione.
Sono morti un ex Presidente della Repubblica e una Donna.

Siamo ipocriti nei confronti del PdR perché parliamo senza sapere, faccio un giro su Fb e nei commenti dei link che riportano questo fatto, si legge ogni tipo di schifezza:”speriamo bruci all’inferno”,”e uno”,”più sono infami più tardi muoiono”,”dispiace solo che non si sia portato dietro Napolitano” etc etc.
Mi fanno schifo questi commenti perché mancano di rispetto a chi nella sua vita ha provato a scegliere, a metterci la faccia, a cercare di produrre qualcosa di buono per il paese, ma soprattutto e questo deve essere sottolineato, si è preso le responsabilità di fronte a una nazione di intera delle conseguenze delle sue scelte, quanti possono dire di aver fatto lo stesso in vita sua? Come quel verso di quella canzone: ”Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore.”
A quanto pare invece, lo si giudica. Eccome se lo si giudica.

Pochi giorni prima invece è morta una donna, che non si sa per quale motivo, è riuscita a mettere d’accordo un paese intero, con la sua dipartita. Al contrario del personaggio citato prima, questa donna NON ha affrontato le conseguenze delle sue scelte. E’ stata irrispettosa nei confronti di chi le stava vicino, ha tenuto una serie di comportamenti che in una società forse sbagliata, sapeva che non erano accettati. Giusto o sbagliato che sia, non è il momento ora di dirlo, sapeva quali erano le conseguenze delle sue azioni. Ma lo ha fatto. Per 6 volte. E poi? poi è stato difficile gestire la pressione delle proprie azioni. Chiunque abbia giudicato questa donna è indiscutibilmente una merda, senza il minimo dubbio. Ma resta il fatto che consapevole delle proprie scelte, ha preferito scappare piuttosto che affrontare le proprie colpe. Riposa in pace e che il tuo gesto possa servire da lezione, ma perdonami se penso che nei tuoi confronti si sia scatenata una solidarietà ipocrita, di chi prima ti ha giudicato e sfruttato e poi, morso dai sensi di colpa, abbia cercato di lavarsi la coscienza.

Santifichiamo il pavido per affossare chi invece si è mostrato in prima persona.
Solidarizziamo per sgravarsi il peso di dosso di una storia in cui quasi tutti hanno preso parte, per augurare i peggio tormenti a chi (forse) ha sbagliato nelle sue scelte addossandogli una colpa di una situazione del paese e di uno stile di vita che non ci piace. Nessuno però è infallibile. Ma questo tendiamo a scordarcene.
Tendiamo a scordarcene quando conosciamo l’infermiere che ci fa saltare la coda al poliambulatorio.
Tendiamo a scordarcene quando il cugino poliziotto ci leva la multa.
Tendiamo a dimenticarcene quando l’amico riesce a piazzarti in un lavoro che forse non dovresti fare.
Consapevoli che queste piccolissime cose, forse, sono l’origine dei problemi enormi che ci attanagliano. Il classico battito di ali di farfalla che provoca l’uragano dall’altra parte del mondo.
E’ per questa consapevolezza che siamo ipocriti. Ma da bravi ipocriti tendiamo a colpevolizzare qualcuno che forse c’entra il giusto.
“Perché nessuno è infallibile a parte me, ovvio.”

Siamo ipocriti perché non abbiamo rispetto di niente e di nessuno, neanche della morte. Come da tradizione delle bestie.
facebook-fu

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