Dunque, dunque, dunque…..swiffer…guanti…finestra aperta perché la polvere che si alza è noiosa (come la sveglia alle 6.30 di domenica mattina) e ci siamo…
Avviciniamoci alla bacheca di questo blog e togliamo un po’ di polvere, odore di chiuso e quei ragnetti tanto cari ai superstiziosi che, possono anche morir dalla paura e dal terrore, ma non li uccidono perché dice che portino soldi e…..si, sono anche io tra quelli!
Struscia sulla data……swif…
struscia sul titolo….swif….
14 settembre 2010 —> 25 settembre 2011. Pensavo meno.
Il fatto è che scrivere non è, semplicemente, metter giù parole, almeno non lo è
per chi pensa che scrivere lo aiuti a togliere quei pesi, quei mattoni che stanno sullo stomaco, ma che nella vita di tutti i giorni non escono quasi mai. E poi se sono mattoni e son pesanti, allora, sono anche scomodi, e mica voglio litigare perché ho da dire qualcosa.
E’ un po’ come cercare di suonare la chitarra, la tua canzone preferita con dolcezza e pieno d’amore, ma, in quel momento, incazzato come una iena, vuoi soltanto sfogarti. Non riesci. Finisce che prendi il plettro, te lo stringi nelle dita della mano destra come se stessi fermando una emorragia al dito, la sinistra gira tra le corde alla ricerca del tasto giusto, come un predatore in cerca della preda, e quando lo trovi ci crei così tanta pressione come se volessi tatuarlo sulle dita e sul manico. E il braccio destro che va su e giù come quando si martella un chiodo su un muro di cemento armato per…..un quadro!
Ma la musica è diversa, la musica muove corde che lavorano nel subconscio e alla fine ti rilassa con la soddisfazione, fugace, di un momento, che ti ha fatto pensare ad altro, ti cambia la giornata e va via. A soddisfare qualcun’altro. Ma ti lascia un mix, di adrenalina e relax che ti ha alleggerito e ti fa dire:”Ah, ci voleva!”
No, la scrittura è diversa. Quella rimane. Rimane lì a farsi vedere, rivedere, ricontrollare. Ti prende in giro. E’ vanitosa, sai?. Ti deride. Sa che puoi cambiarla e renderla migliore e sa che lo farai. Migliorerai ogni passaggio, fino a che, a un certo punto, l’hai talmente migliorata da esserti infilato nel labirinto scontato e monotono della banalità. E perché migliorarla? Perché sei, nello stato precedente di incazzatura e vuoi che qualcosa, almeno qualcosa, sia al suo posto tutto chiuso e definito. Lo voglio controllare.
Scrivere deve essere un piacere. Non sempre e solo uno sfogo. Mica ci devo lavorare. Mica ci devo mangiare. E allora per scrivere devi esser sereno.
Ecco. E’ sempre una questione di testa.
E al termine di un anno, di un anno pazzo, di un anno costellato di “testa o croce” da cui non sai neanche tu se sperare che esca l’uno o l’altro, finalmente si sta facendo luce, forse diversa da quella che mi aspettavo, ma è sempre una luce.
Cambiato, vivente e cresciuto. E cosa è cambiato? Che se, davanti a te, c’è l’ombra più scura, non devi far altro che girarti, vuol dire che la luce arriva dalle tue spalle.
Voglio chiudere con un aforisma di Nietzsche che forse lo riassume in pieno quest’anno pazzo. Lui diceva così:”Le donne sembrano sentimentali, mentre gli uomini lo sono! Ma la felicità non è fare tutto ciò che si vuole, bensì volere tutto ciò che si fa. E la saggezza migliore, dopo, è quella che ti fa tacere e passare oltre. Ecco, adesso l’ho imparato!